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IL BAMBINO ARRABBIATO

IL BAMBINO ARRABBIATO

IL BAMBINO ARRABBIATO

A cura di

Dott. ssa Viola Barucci Psicologa Psicoterapeuta

Oggi parliamo del grande quesito che attanaglia molti genitori: “ quali motivi avrà mai un bambino per esplodere in attacchi di collera, sorprendenti quanto apparentemente immotivati? ” È una domanda che mamme e papà si pongono spesso senza trovare una risposta adeguata. La rabbia dei bambini allarma, sorprende, imbarazza, angoscia. Di fronte alla rabbia del bambino spesso noi genitori dobbiamo gestire e contenere non solo le sue reazioni ma anche le nostre: le sue intemperanze in noi risvegliano insofferenza, nervosismo, impotenza e un senso di smarrimento. Come reagire dunque a questa potente e importante emozione?
Il più grande problema, che abbiamo noi adulti quando i bambini si comportano male, è che la prendiamo sul personale e ci sentiamo profondamente feriti.
Bisogna dunque controllarsi e cercare il vero significato dietro ciò che sta succedendo.
Anche se lo scopo di un bambino è di farvi arrabbiare, ricordate che sta cercando di soddisfare o proteggere un suo bisogno. Vi sta dicendo qualcosa di diverso. Bisogna Guardare oltre la superficie, fare un passo indietro, un respiro profondo ed esaminare la situazione più da vicino.
Il bambino, attraverso la rabbia, vuole comunicare una sua necessità. Allora, cercate di capire cosa vi stanno chiedendo, di soddisfarli o, almeno, aiutateli ad esprimere meglio i loro bisogni.
I loro comportamenti hanno dei messaggi precisi. Quando penserete a cosa sta cercando di dirvi un bambino, il suo comportamento non vi sembrerà più così cattivo, ma imparerete a considerarlo come il modo di comunicare più efficace che conosca.
In generale, la rabbia di per sé non è un’emozione cattiva o negativa perché svolge un’importantissima funzione vitale: essa, con le reazioni fisiologiche che determina, prepara il corpo all’azione per intervenire in una situazione che non ci piace. La rabbia è un importante segnale di allarme che ci fa capire che qualche nostro bisogno non è stato soddisfatto.
La rabbia, quindi, non è un’emozione negativa da negare o bloccare, bensì un’emozione da conoscere e comprendere. Ciò che spesso è negativo, è la modalità con la quale la rabbia viene espressa e quindi le conseguenze che ne possono derivare (questo ovviamente vale anche per noi adulti!).

In particolare, la rabbia per il bambino rappresenta:
➢ Una forma di autoaffermazione: Che si ribelli, in modo anche esagerato, è la prova che tiene a se stesso e non sopporta di subire. Se ben incanalata, lo può aiutare a farsi rispettare, a non cedere ai soprusi e alle umiliazioni.
➢ È un modo per chiedere aiuto: La rabbia è il suo strumento di difesa. Se lui non andasse in collera quando ritiene di aver subito un sopruso, non darebbe un segnale della sua sofferenza e tu non ti accorgeresti di https:\/\/www.psicohera.ita.
➢ È uno strumento per saggiare i suoi limiti: Attraverso le prove di forza con i genitori, il bambino capisce i suoi limiti e, dando sfogo all’aggressività, prende coscienza di quanto danno può fare agli altri.
➢ È una richiesta di amore: Quando il bambino diventa improvvisamente aggressivo, il messaggio che sta mandando è il seguente: “Non sento di avere valore per le persone per cui vorrei averne. Mi sento sbagliato, escluso o di troppo”. Messaggio che non va ignorato o represso ma accolto, altrimenti l’aggressività rischia di crescere fino a esplodere in modo vulcanico.

Alcuni bambini riescono a calmarsi grazie a un abbraccio, che è insieme contenimento e contatto, e permette di placare l’agitazione procurata dall’accesso di rabbia. Ma l’abbraccio funziona se l’adulto è calmo e il bambino non è in preda a una crisi di panico. Il gesto affettuoso può essere accompagnato da parole dolci, con voce rassicurante e tranquillizzante.
Ma il bambino che è in una piena crisi di rabbia non va represso: quando prova rabbia deve scaricarla e istintivamente lo fa con il corpo. Va piuttosto aiutato a sfogare la tensione in modo sicuro e non dannoso per sé e per gli altri. Per esempio incoraggiandolo a saltare velocemente sul posto contando, fare una corsa in cortile, lanciare per terra un cuscino o rifilare un colpo al materasso. Di fronte a uno scoppio di collera, quindi, non chiedete al bambino di calmarsi: in quel momento non è in grado di farlo e comunque, probabilmente, lo farebbe infuriare ancora di più. Ragionerete insieme in un momento successivo: quando è tornata la calma. Né tantomeno urlate: alzare la voce non fa che stimolare ancora di più la sua reazione oppositiva.
Quando si verificano episodi di rabbia, non bisogna etichettare i propri figli come rabbiosi e irascibili, ma cercare di capire lo stato d’animo che si annida sotto quel comportamento. Non bisogna insomma identificare il bambino o la bambina con la sua rabbia e le sue reazioni impulsive.
È importante evitare di rispondere ai comportamenti negativi dettati dalla rabbia con urla, punizioni, minacce e svalutazioni: finiscono col rinforzare la rabbia e innescano nel bambino meccanismi che amplificano una percezione negativa di sé.
Quando un bambino è molto arrabbiato, è importante stargli accanto. La presenza del genitore gli comunica che lo rispetta e comprende il suo stato d’animo, accettando anche quell’emozione così poco piacevole, e che, in fondo, è più forte della sua rabbia. Capita però che alcuni bambini non vogliano che la mamma o il papà rimangano con loro durante una sfuriata. E questa scelta va rispettata. Quando poi le acque si sono calmate, si può cercare capire come mai abbiano chiesto di restare soli.
Passata la furia, per favorire nei bambini le capacità di ascolto di sé e delle proprie emozioni, parlate di quello che è successo e di cosa ha innescato la rabbia: la rabbia insomma deve diventare oggetto di dialogo. Affinché infatti i bambini imparino a regolare i propri stati d’animo e le relative manifestazioni, devono capire che l’espressione della rabbia è legittima, che come tutte le altre emozioni non deve essere inibita, ma ascoltata e gestita.
Un modo per parlare di rabbia è leggere insieme libri e storie che abbiano per protagonisti bambini arrabbiati. Sollecitano l’identificazione con il protagonista, con le avventure, gli inconvenienti, le peripezie e le soluzioni che prendono forma pagina dopo pagina. E dopo la lettura si può commentare insieme e chiedere quale parte è piaciuta e quale no, e perché.

Consigli pratici per il genitore

Manteniamo la calma
In pratica contieni il bambino in un luogo sicuro mentre sfoga la rabbia, senza rimproverarlo o urlargli contro, ma attendi con pazienza che si calmi da solo.
Vantaggio: vedere che non ci irritiamo aiuta a sdrammatizzare la situazione e lo tranquillizza immediatamente.
Avviciniamoci a lui
Avvicinarsi a lui lo rassicura. Inutile, però chiedergli il perché della sua rabbia specie se è molto piccolo: non saprà dircelo. Meglio usare una frase del tipo “So che sei arrabbiato, andiamo in cameretta?” Vantaggio: lui si sentirà rassicurato dalla nostra presenza e capito.
Insegniamogli altri modi
“Quando urli così, la mamma fa più fatica a capire cosa dici, la prossima volta proviamo a non gridare?”. Poi rassicuriamolo: “Vieni qui che la mamma ti dà un bel bacione…”.
Vantaggio: a volte è il modo più veloce di calmarlo.
Sbollita la rabbia, ne riparliamo
Una volta sbollita la rabbia si può chiedere al bambino cos’è che lo ha turbato a quel punto:
Vantaggio: lo aiuta a riflettere e a conoscersi meglio.

Gli errori da evitare:

Arrabbiarsi più di lui
È umano ma rischia di ritorcersi contro di noi; prendi fiato, conta fino a 10 e cerca di controllare queste reazioni: metterle in atto vuol dire gettare benzina sul fuoco. Ti metti sul suo stesso piano perdendo di autorevolezza e rinfocoli la sua aggressività senza aiutarlo.
Soffocare l’emozione
Più la reprimi, più l’amplifichi e le dai importanza. Meglio lasciarlo sfogare: come tutte le cose umane, anche la rabbia dei bambini ha sempre un inizio, uno sviluppo e una fine.
Cercare di farlo ragionare
Troppe parole rischiano di non far arrivare al bambino l’unico messaggio importante: “ci sono cose che non si fanno, picchiare i compagni è una di queste. Punto e basta”.
Punirlo severamente
Perdi la tua credibilità e non fai altro che rinforzare i comportamenti che intendi sradicare.
Prenderlo in giro
In questo modo si sentirà incompreso, provocato e umiliato anche dalle persone da cui si aspetta rispetto.
Linea dura solo se…
Ci sono situazioni nelle quali la rabbia del bambino sfocia in vere e proprie crisi nelle quali rischia di perdere il controllo e di farsi del male. In questi casi la cosa più importante è fare sentire al bambino che, se lui non è capace di tenere a bada ciò che lo fa infuriare, noi sappiamo farlo per lui. Occorrerà intervenire in modo deciso, lasciando i discorsi a quando la tempesta sarà passata. Lo stesso tipo di intervento risulterà efficace anche se abbiamo a che fare con un bambino dalla personalità molto forte, tendenzialmente impulsivo e focoso. In questo caso mantenere una linea coerente e tenergli testa è molto importante.
Bloccalo fisicamente
Quando un bambino è travolto da un impeto d’ira, sente di non riuscire a controllarsi. Il fatto di essere bloccato con fermezza viene da lui interpretato come un segno che ci si preoccupa di lui.
Vantaggio: gli offre confini protettivi soprattutto quando diventa fisicamente aggressivo (dà pugni, calci, non riesce a stare fermo).
Usa un tono fermo senza urlare
Se fa i capricci o è aggressivo, l’unica cosa che funziona è dargli uno stop fermo con il tono della voce pacato ma inflessibile. Il messaggio è: “Non ci sono spazi di trattativa. Questo non si fa, punto”. Vantaggio: lo rassicura, lo aiuta a confrontarsi con la frustrazione e ad accettare l’autorità.

In base alla mia esperienza nel lavoro con le famiglie e con i genitori, emerge molto frequentemente che il bambino arrabbiato esprime talvolta un disagio che appartiene alla famiglia intera. Capita che il bambino esprima la rabbia al posto di qualcun altro (madre o padre), che si faccia quindi portavoce di un conflitto che stanzia all’interno della coppia dei genitori ma che essi non riescono ad esprimere apertamente. In questo caso, il bambino manifesta il malessere di uno o entrambi i genitori. Al contrario, ci sono invece molto casi dove il bambino assiste frequentemente a conflitti (come nel caso di coppie in crisi, separate o in via di separazione) e per questo esprime il suo disagio attraverso la rabbia (questo è anche un modo per attirare l’attenzione su di sé). Infine, spesso accade che i genitori non riescono a rappresentare un fronte comune nell’arginare la rabbia del figlio e questo purtroppo non aiuta il bambino che non si sente contenuto da entrambi i genitori, ma al contrario sente di metterli in difficoltà e ciò crea soltanto un aumento ulteriore della rabbia (di tutti…).

Inoltre, bisogna sempre andare ad indagare che cosa rappresenta per me genitore la rabbia? Che rapporto ho con essa? Quanto mi permetto di esprimerla? Quanto mi permettevo di esprimerla con i miei genitori? Quando mio figlio è in preda a una crisi di rabbia, che cosa succede dentro di me? Mi sento inadeguato come genitore? Oppure? Che dinamiche interne mi si riattivano?

Queste sono dinamiche molto importanti da considerare, il bambino arrabbiato ci dice e (insegna) tante cose, bisogna saper leggere dietro a questa emozione e rivolgersi a qualcuno che possa aiutare a gestire la rabbia del figlio e la propria.

A cura di

Dott.ssa Viola Barucci

Psicologa – Psicoterapeuta Specializzata in Psicoterapia Familiare, Coppia, Individuo. Ordine degli Psicologi della Toscana n° 6386

Riceve:
Viale Spartaco Lavagnini, 12
Cell. 3496418848 Email violabarucci@gmail.com violabarucci@psypec.it

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