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Il modello sistemico dei disturbi alimentari

Il modello sistemico dei disturbi alimentari considera problematiche le relazioni all’interno della famiglia

Modello sistemico dei disturbi alimentari: Minuchin parla di “famiglia anoressica”, una terminologia che sottolinea ed evidenzia come la famiglia sia al centro dell’attenzione e la paziente designata sia semplicemente la portatrice di un sintomo all’interno di un sistema più complesso. In questo contesto diventa importante osservare e valutare le relazioni che intercorrono nella famiglia, il panorama trigenerazionale, le linee generazionali, i triangoli all’interno della famiglia e i miti che percorrono le famiglie delle anoressiche.

Il modello sistemico dei disturbi alimentari
La terapia sistemico-relazionale e familiare, partendo dalla teoria dei sistemi, si focalizza sui rapporti all’interno della famiglia, sui giochi relazionali e sui sottosistemi familiari.

Minuchin (1984) parla di anoressia come sindrome psicosomatica caratterizzata da sintomi sia di natura fisica sia psichica. Certi tipi di organizzazione familiare sono strettamente correlati allo sviluppo e al mantenimento di sindromi psicosomatiche; non è l’individuo ad essere sintomatico ma il sistema stesso. I confini interni tra i membri sono praticamente assenti (invischiamento), mentre i confini con l’esterno sono molto rigidi.

Minuchin parla di “famiglia anoressica”, una terminologia che sottolinea ed evidenzia come la famiglia sia al centro dell’attenzione e la paziente designata sia semplicemente la portatrice di un sintomo all’interno di un sistema più complesso. In questo contesto diventa importante osservare e valutare le relazioni che intercorrono nella famiglia, il panorama trigenerazionale, le linee generazionali, i triangoli all’interno della famiglia e i miti che percorrono le famiglie delle anoressiche. La famiglia diventa la matrice dell’identità, il luogo dove viene definito il proprio sé.

Il modello sistemico dei disturbi alimentari: la famiglia anoressica
Selvini Palazzoli (2006) prende in considerazione gli stili comunicativi e i modelli interattivi, notando come ogni diversità venga azzerata con una costante opera, dall’esterno, di ridefinizione delle emozioni, che non vengono negate bensì disconfermate. Ogni membro non fa qualcosa perché lo desidera, ma lo fa in rapporto alle esigenze altrui e “per il bene di qualcun altro”. Si parla di “matrimonio a tre” dove ogni membro è come se fosse sposato con due persone: il padre con la madre e la figlia, la figlia con il padre e la madre ecc. Tutto ciò non permetterà alla figlia di condurre una vita autonoma.
A questo quadro si affianca anche la presa in considerazione della realtà intrapsichica, non solo della figlia ma anche della madre, che spesso, sotto l’apparenza esteriore di moglie sottomessa, nasconde idee di ribellione e di abbandono non assecondate solo per paura della condanna sociale.

L’emacipazione del corpo esprime un comportamento paradossale: l’onnipotenza della schiavitù. L’anoressica si sente onnipotente perché attaccando il corpo come un oggetto esterno, possedimento della madre che non riconosce i bisogni altrui, colpisce là dove è riposta la potenza dell’altro; sottrae il suo corpo alla madre in modo che non possa, attraverso il cibo, plasmarlo secondo i suoi desideri.

L’anoressia, dunque, è un disturbo che riflette modalità particolari di funzionamento familiare, quali la tendenza a evitare i conflitti, un atteggiamento eccessivamente protettivo dei genitori nei confronti dei figli, una mancanza di regole chiare e di confini tra i membri della famiglia, da cui risulta un’eccessiva intrusione di ciascuno negli spazi dell’altro. Allo stesso modo, le madri delle ragazze anoressiche sono quasi tutte iperprotettive e dominanti. Sembra che in queste famiglie siano incoraggiati e premiati la disciplina e il successo, più che la conquista dell’autonomia e di una consapevolezza matura. Un’apparente armonia tra i membri della famiglia diventa il modo in cui ci si preserva dall’affrontare i problemi e si mantiene la stabilità.

Il modello sistemico dei disturbi alimentari: la famiglia dei pazienti obesi o bulimici
Anche lo sviluppo dell’obesità e della bulimia sembrano essere collegati a caratteristiche familiari particolari, come la presenza di una madre iperprotettiva e una mancanza di calore, supporto nei confronti del soggetto. Le figlie obese si sentono colpevolizzate, come se non riuscissero a perdere peso per una mancanza di volontà e di controllo. L’invischiamento, ovvero la mancanza di confini, è quella situazione familiare in cui si attribuisce un’importanza fondamentale alla relazione con l’altro. Chi cresce in questa famiglia dà un valore capitale alla relazione con l’altro, quasi che l’altro definisca il sé della persona stessa. Un sistema così chiuso e protetto cela in realtà una forte conflittualità che diventa una dinamica manifesta all’interno della famiglia stessa.

Andando in cerca di un senso di identità e di autonomia, le ragazze non accettano https:\/\/www.psicohera.ita di quanto i genitori o il mondo che le circonda possono offrire; preferirebbero morire di fame piuttosto che continuare una vita di accomodamenti. Invischiamento e iperprottetività vanno nelle famiglie anoressiche di pari passo. Talvolta la figura paterna è in posizione periferica nella famiglia. Gli impegni di lavoro, il modello culturale, ormai superato in una società in cui sia l’uomo sia la donna lavorano fuori casa, lo portano a delegare quasi completamente il compito di seguire i figli alla madre. Questo comportamento paterno può generare nei figli un senso di abbandono e di inadeguatezza, per cui finiscono erroneamente per considerarsi poco importanti per il genitore. Inoltre, durante l’adolescenza, talvolta le figlie entrano in conflitto con la madre, mentre risulterebbe più armonico il rapporto con il padre.
Le ragazze tendono a dipingere un quadro positivo della loro famiglia. Si tratta, in parte, di una negazione diretta dei fatti o del timore di trovarsi costretti a esprimere una critica; ma è anche espressione di eccessivo conformismo: quello che dicono i genitori è sempre giusto e le ragazze si rimproverano di non essere abbastanza buone. In molte famiglie si pone l’accento su un comportamento educato e i genitori sono fieri della loro bambina perfetta che non ha mai manifestato i comuni atti di insubordinazione infantile, come il contraddire, la caparbietà o l’ira. Infatti, la mancata espressione dei sentimenti, specie di quelli negativi, è una regola generale finché non si manifesta il problema e l’antica bontà cede il passo a un negativismo indiscriminato.

Molti giovani si preoccupano dell’impressione che fanno, di quello che la gente penserà e dell’immagine che rimandano alla società. Le famiglie di anoressiche sembrano quadri ben dipinti perfetti, da esporre al mondo. Una pace a tutti costi, un rapporto ostentatamente corretto e rispettoso quasi una caricatura dello stesso: se si osservassero attentamente le dinamiche interne, le disconferme tra i diversi membri e le squalifiche apparirebbero continue. Esiste la possibilità che nelle famiglie anoressiche esista una polarità semantica di fondo “vincente/perdente” e questa squalifica rappresenterebbe esattamente la necessità di uscire vittorioso dalla lotta.

Crescere con un animale domestico….5 vantaggi

Arriva sempre un momento in cui i figli iniziano a chiedere di avere un amico a quattro zampe! 

Risultati immagini per benefici di un animale domestico sui figli

La resistenza dei genitori a cedere a questa richiesta è più che motivata se si pensa all’impegno, di tempo ed economico, che implica vivere con un animale.

Una volta appurato che non si stratta solo di un capriccio momentaneo, i genitori possono accogliere la richiesta considerando anche i vantaggi che crescere con un animale può avere sullo sviluppo dei propri bambini:

  1. imparare a prendersi cura dell’altro occuparsi del proprio animale domestico non è un peso per il bambino che riesce così a sperimentare cosa vuol dire focalizzarsi sui bisogni dell’altro e impara prendersi delle responsabilità
  2. incrementare l’intelligenza emotiva  il profondo legame che i bambini creano con i loro animali aumenta la capacità di comprendere, gestire ed esprimere in modo efficace i propri sentimenti e interpretare quelli delle altre persone è un’acquisizione fondamentale per i bambini ed è determinante per una migliore e più ricca qualità della vita
  3. aumento dell’autostima il bambino si sente realizzato nella relazione con il proprio animale e ciò infonde in lui un senso di competenza ed indipendenza
  4. sviluppo cognitivo il rapporto con l’amico a quattro zampe può facilitare l’acquisizione del linguaggio e migliorare le competenze verbali nei bambini
  5. riduzione dello stress gli animali e il rapporto che si crea nella quotidianità con loro, le coccole offrono un sostegno emotivo impareggiabile e sono in grado di attenuare le emozioni negative ed aiutano a rilassarsi. Avere un compagno stabile può essere il paracadute per le difficoltà sperimentate, qualsiasi cosa accada il suo animale domestico sarà sempre lì ad aspettarlo e a consolarlo.

Depressione post-partum maschile

Diventare mamma è un passaggio del ciclo vitale estremamente delicato che porta con sé cambiamenti fisici e psicologici. uno dei rischi di ques
to momento critico può essere l’insorgenza della depressione post-partum. Insorge più frequentemente a distanza di 4-6 settimane dal parto ma, se non riconosciuta e trattata adeguatamente, rischia di prolungarsi anche per tutto il primo anno di vita del bambino con serie conseguenze sul suo sviluppo e, più in generale con ripercussioni sul tutto il sistema familiare. Sebbene esistano molte ricerche sul tema che hanno al centro la donna e futura mamma, solo recentemente gli studiosi si sono concentrati sulla depressione che può colpire anche i padri. La gravidanza e l’arrivo di un figlio rappresentano un vero e proprio banco di prova per la coppia che deve fare spazio al piccolo trovando un equilibrio. Se il rapporto di coppia non è solido prima della gravidanza, difficilmente viene rinsaldato dalla stessa. Il benessere psico-fisico del padre ha un ruolo fondamentale, tanto quanto quello della madre.

Una recente ricerca condotta dall’équipe di ricerca guidata da Lisa Underwood dell’Università di Auckland (Nuova Zelanda) e pubblicata su JAMA Psychiatry ha cercato di individuare la presenza di sintomi della depressione prima della gravidanza e nel post-partum in un gruppo di 3.523 maschi, di età media 33 anni, che hanno effettuato un’intervista con i ricercatori neozelandesi mentre la compagna si trovava al terzo trimestre di gravidanza, ripetendola poi a distanza di 9 mesi dalla nascita del bambino. La ricerca ha evidenziato che il 2,3% dei futuri padri presentavano sintomi depressivi importanti precedenti al concepimento e che il 4,3% presentava una sintomfoto padre-figlioatologia depressiva di rilievo a 9 mesi dalla nascita del figlio. La presenza di sintomi depressivi nei padri durante la gravidanza collegata a maggiore stress, ad un livello di benessere inferiore e ad una più alta probabilità di rottura del legame con la madre dopo la nascita del figlio.

Cosa Fare?

Seguire un percorso sulla genitorialità che accompagni i futuri genitori in questo percorso può essere utile per rafforzare la coppia e predisporla emotivamente ad accogliere il neonato, permette inoltre di aumentare la consapevolezza dei rischi nella coppia e rappresenta il primo passo indispensabile per individuarne eventuali campanelli di allarme e progettare un trattamento mirato, riducendo così le influenze negative, dirette ed indirette, per tutto il nucleo familiare.

Single over 50….l’amore non ha età!

IMG_3565Quando si conclude una relazione sentimentale, soprattuto dopo gli “anta”, spesso ci si sente disorientati e la sofferenza spinge alcuni individui a chiudersi in sé stessi al pensiero che mai più si potrà vivere una relazione come quella passata o trovare un’altra persona speciale come quella perduta.

Per superare una rottura, è necessario prendersi cura di sé stessi, soffermandosi su ciò che si vuole nel “qui e ora”, in modo tale da poter vivere appieno il presente, lasciando aperto il cuore al futuro e a progetti di vita prima non realizzati.
Anche quando i segni delle ferite si sono riemarginati, non è facile rimettersi in gioco! Spesso è anche un problema pratico: è sempre più in aumento il numero dei single over 50 che ha difficoltà a partecipare ad eventi in cui sentirsi a proprio agio e a trovare situazioni divertenti adatte a fare nuove conoscenze.

A Firenze è nato un nuovo evento ad hoc…..“Speciale 50 e più”. Ogni mese il Bella Blu, storico locale nei pressi dello stadio, propone un aperitivo con buffet e musica anni ’70/’80. l’atmosfera informale ed accogliente è ideale per un brindisi con le amiche e gli amici, ballare e  fare nuove conoscenze… presto la nuova data dell’evento!!!